Si può dire che conosciamo di più la storia del medioevo di quella recentissima che parte dall’anno della mia nascita sino ad arrivare giusto agli anni ottanta del secolo scorso. Se ne ignoro anch’io numerosi fatti, i come e i perché, figuriamoci tutti quelli che ancora non hanno compiuto 40 anni a meno che non se ne siano interessati per loro conto. Poco c’è di scritto, pochissimi libri che ricordano quegli anni e soprattutto in questi ultimi tempi c’è stata pure una sorta di censura o peggio di denigrazione verso quel periodo.

Prima e dopo il sessantotto è la storia della mia vita ed è la storia recente di tutti noi. Per questo ho creato questo blog, che ricorre in modo cronologico il periodo prima e dopo il ’68. Ci metterò tutto ciò che mi viene in mente e che mi parrà degno d’interesse senza escludere ciò che mi frulla in testa.

Kamala

giovedì 13 ottobre 2011

Politica anni '50

Volevo parlare della politica italiana degli anni ’50 e ho trovato questi due filmati che mi pare riassumano in modo eccellente il clima che si respirava.
Cosa ne pensate?
Kamala


giovedì 6 ottobre 2011

Casalinghe....benessere e frustrazione

Cerco di immedesimarmi in una donna degli anni ‘50. Giustamente come ha commentato Arciano nel post precedente, cosa poteva sembrare più desiderabile per una donna di quei tempi che godersi un appartamento pieno di elettromestici?
Ricordo ciò che mi diceva mia nonna e poi mia madre, i loro racconti su come si viveva prima, quali sacrifici doveva affrontare quotidianamente una donna. Per loro c’era il lavoro, che poi entrambe lavoravano in fabbrica, poi la casa e la famiglia, il massimo che si concedevano era la messa. Mia nonna tutto sommato era felice, è morta lo scorso anno a 99 anni; era una donna ignorante che viveva la vita con molta leggerezza cercando di afferrare tutto ciò che le capitava di bello senza mai abbattersi. Mia madre non credo sia mai stata veramente felice; ecco, lei adolescente negli anni ’50 è la classica donna che da un ambiente di povertà si riscatta col boom economico. Si costruisce la sua bella casa e quando nasco io lascia il lavoro (ricordiamoci però che in quegli anni, primi anni ’60, al primo figlio le donne venivano lasciate a casa). L’imposizione di dover rimanere tra le mura domestiche mia madre non l’ha mai digerita; alla sua casa ci teneva ma non era sufficiente per la sua realizzazione personale.
E qui mi viene in mente Betty Friedan (1921-2006), considerata la Grande Madre del femminismo moderno, uno dei personaggi chiave della nostra epoca.

Nel 1957 la Friedan organizzò dei sondaggi presso molte donne di mezza età, laureate o d'istruzione superiore, che si erano dedicate esclusivamente a una vita di casalinghe, intervistandole circa la loro istruzione, le loro esperienze e le eventuali soddisfazioni ricavate dalla loro vita attuale. Scrisse articoli su quello che chiamò "il problema senza nome", che poi raccolse e rielaborò nel libro The Feminine Mystique (La mistica della femminilità), pubblicato nel 1963.



Il suo libro-inchiesta, che ebbe un successo strepitoso (quaranta milioni di copie vendute nel mondo, perennemente inserito nella lista dei dieci libri che hanno cambiato la vita nel ’900) smentì l'immagine stereotipata fornita dagli «esperti» di pubblicità, di sociologia e di psicologia nelle riviste specializzate: esisteva in realtà un «problema senza nome condiviso da innumerevoli donne americane», del quale i creatori della «mistica della femminilità» - la donna tutta casa, figli e marito - non avevano mai parlato. Il problema consisteva nel disagio della loro condizione, del quale non riuscivano a trovare una causa, ma ne esprimevano i sintomi: «Talvolta c'era chi diceva: "Ogni tanto mi sento vuota ... incompleta". Oppure: "Mi pare di non esistere". Talvolta questa sensazione veniva annullata con un tranquillante. Talvolta la donna pensava che tutto dipendeva dal marito o dai figli, o che quel che le occorreva era un nuovo arredamento, o un alloggio migliore o un amante o un altro bambino. A volte andava dal medico accusando sintomi che a malapena riusciva a descrivere: "Un senso di stanchezza ... mi arrabbio tanto con i bambini da spaventarmi ... mi vien da piangere senza motivo"».
Denunciato il ruolo coatto di sposa e di madre della donna americana, la Friedan ritiene che essa debba procurarsi un lavoro e cercare di coniugare gli impegni professionali con quelli domestici. Betty Friedan ha innescato la rinascita del movimento delle donne, che si era addormentato dopo la conquista del diritto di voto, ottenuto in seguito a una lotta durata cent’anni.
Kamala

Casalinghe ieri e oggi



mercoledì 5 ottobre 2011

Donne e pubblicità anni ‘50

“Un uomo sposa una donna perché la ama, quindi, invece di incolpare lui nel caso in cui l’amore inizi a raffreddarsi, sarebbe meglio che sia la donna stessa a mettersi in discussione”. Così recitava questa pubblicità degli anni ‘50 di Lysol, di cui vi lascio un’immagine qua sotto, , un gel igienizzante dedicato all’igiene personale, un vero killer dei germi che, oltre a garantire un’igiene intima a prova di ispezione matrimoniale, prometteva anche di ritrovare la passione perduta.



Il messaggio che passa la pubblicità di quegli anni è quello di una donna moderna, informata su prodotti più idonei da usare in casa e su se stessa, ma di una donna sottomessa completamente, una donna felice di essere la custode del focolare domestico e basta. Una donna in fondo senza alcuna aspettativa per il domani se non quella di cosa mettere in forno. Anche se la pubblicità di allora, come quella di adesso, proponeva uno stereotipo, la popolazione era più facilmente influenzabili rispetto ad oggi. Mi spiego meglio, se adesso si cerca di far leva per vendere il prodotto più sul lato erotico/psicologico un tempo si proponevano modelli che sembravano realistici e condivisibili.
Kamala

La " Pubblicità degli anni '50 " con la colonna sonora di una delle canzoni italiane più rappresentative di quegli anni : Piove ( Ciao ciao bambina ) del 1959.

lunedì 3 ottobre 2011

La donna negli anni '50


Da giorni cerco di scrivere qualcosa sulla condizione delle donne che si avviavano verso gli anni sessanta  senza ricavarci niente di interessante.
La donna di quegli anni è sicuramente una figura in via di modernizzazione relegata però in un sistema di regime patriarcale che vedrà una sua attenuazione solo negli anni ’70.
Chi può permetterselo cerca di tenere le donne a casa. Grazie alla nuova tecnologia che facilita il lavoro domestico, all'aumento progressivo dei salari che permetterà a molte donne di dedicarsi totalmente alla propria casa e alla valorizzazione ed esaltazione del ruolo materno si radicalizza, soprattutto negli anni '60, la divisione sessuale dei ruoli con la nascita della figura della casalinga 'tout court' e del procacciatore di reddito come figura unicamente maschile.
Anche se i movimenti femministi prenderanno sempre più corpo dagli anni ’60, fino agli anni '70 non si verificano grandi mutamenti per quel che riguarda il ruolo della donna nella famiglia.
Gli anni ’50 sono anni in cui la donna è sottoposta ad una serie di rigide costrizioni; la sua identità si definisce in relazione ad un ruolo ben definito e soprattutto circoscritto ad un ambito domestico. C’è una distinzione rigida tra un ‘dentro’ che è lo spazio della donna ed un fuori che è lo spazio del mondo, del mondo del lavoro, del mondo della politica, che è lo spazio dell’uomo
Nel 1951 si laurea l’1,5% delle donne iscritte all’università. Al marito è ancora riconosciuto lo ius corrigendi nei confronti della moglie.
Nel mondo del lavoro è anche peggio.
Nelle fabbriche le donne oltre ad essere segregate nelle categorie e qualifiche più basse, nei reparti e nei settori 'monosessuali' e private di ogni possibilità di avanzamento di carriera, fino agli anni '60 subiscono una forte discriminazione salariale; a parità di capacità lavorativa con gli uomini sono inquadrate nelle categorie inferiori con una riduzione salariale del 30%.
Sia nelle fabbriche che nelle campagne si apre una campagna di lotta per la parità salariale, che porterà nell'industria all'accordo interconfederale del 1960.
L'accordo divide le mansioni tra 'tipicamente' maschili e 'tipicamente' femminili, le prime diffuse nei settori dell'industria di base le seconde nell'industria manifatturiera o produttrice di beni materiali; la parificazione di trattamento viene richiesta solo per il primo settore, dove minima è la presenza femminile.
Mentre nelle campagne, anche a causa dell'esodo massiccio della forza lavoro maschile, il salario femminile, da sempre fortemente penalizzato, viene riadeguato a quello del mezzadro.
E se dal 1958 al 1963 si registra comunque un relativo aumento dell'occupazione femminile anche in settori come quello del piccolo commercio dove prevalgono le figure delle coadiuvanti familiari e delle commesse, dal 1964, con l'inizio di un periodo di recessione e a causa di cambiamenti produttivi, le donne vengono espulse in massa dal mercato del lavoro, nel cui ambito l'occupazione femminile assumerà la forma di un grafico a 'campana' con un picco di un tasso di attività per le donne sposate e con la loro uscita definitiva dal mercato del lavoro alla nascita del primo figlio.
Di male in peggio.
Continua…..
Kamala

1953 - SARTINE DI EMPOLI


1958 - DONNE AL LAVORO NELLA LUNIGIANA